lunedì 21 giugno 2010

Kynesis e ARCI per "Musica contro il razzismo"


"Tutti i cittadini hanno uguale dignita' sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che, limitando di fatto la liberta' e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese." (art.3 della Costituzione Italiana).

Oggi in Italia ci sono invece milioni di persone che contano meno delle altre, anche se contribuiscono alla crescita culturale, sociale ed economica del Paese. Sono i migranti e i rom.
Le istituzioni pubbliche non sono in grado di rimuovere gli ostacoli di cui parla la nostra Costituzione. Anzi gli impedimenti all’uguaglianza crescono e il senso comune sembra orientarsi in direzione opposta.

Il principio dell’uguaglianza, che è il cardine della democrazia, il nesso tra la liberta' e la giustizia, va fatto vivere di nuovo nell’Europa del terzo millennio, per ridare un’anima e un futuro a questo continente. La libertà senza uguaglianza e' infatti liberta' di pochi.
La musica, essendo il piu' universale dei linguaggi, ha la capacità di promuovere l’incontro e il dialogo tra culture diverse.
Nel campo musicale, dall’incontro delle diversita', sono nati straordinari capolavori, innovazione, percorsi di crescita reciproca delle persone.
Per questo il mondo della musica e' tra i più consapevoli dei rischi della diffusione del razzismo in Italia e nel mondo.


Noi, autori, musicisti, operatori culturali, ci impegniamo a combattere il razzismo in tutte le sue manifestazioni, a promuovere l’idea dell’uguaglianza come unico antidoto alla barbarie e all’ingiustizia.
Chiediamo a Governo ed istituzioni pubbliche di rafforzare le politiche culturali che sostengono inclusione sociale e dialogo tra le culture.


Una societa' che si chiude sempre di piu' in se stessa, che cede alla paura dello straniero e delle differenze, e' una società meno libera, meno democratica, senza futuro.

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